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L’OBBLIGO DEL DURC PER LAVORI AFFIDATI A TERZI
Un datore di lavoro, che non opera in campo edile, deve richiedere il DURC alle imprese a cui affida delle prestazioni di servizi? Nel caso particolare il datore di lavoro di uno studio professionale che intende affidare i lavori di pulizia dei locali deve richiedere il DURC all'impresa di pulizie?
La risposta è nell’art. 26 del D.Lgs. 9/4/2008 n. 81, contenente il Testo Unico in materia di tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori. Secondo tale articolo, infatti, un datore di lavoro, nel caso che affidi lavori, servizi o forniture ad una impresa appaltatrice o a lavoratori autonomi all'interno della propria azienda o di una singola unità produttiva della stessa, è tenuto a verificare la idoneità tecnico professionale delle imprese appaltatrici o dei lavoratori autonomi in relazione ai lavori, ai servizi e alle forniture da affidare in appalto o mediante contratto d'opera o di somministrazione.
Lo stesso Testo Unico, che con l’art. 89 lettera l) definisce la idoneità tecnico-professionale individuandola nel possesso di capacità organizzative nonché nella disponibilità di forza lavoro, di macchine e di attrezzature idonee in riferimento ai lavori da realizzare, precisa anche che tale verifica possa essere fatta con le modalità che saranno fissate con un Decreto del Presidente della Repubblica, una volta acquisito il parere della Conferenza  per i rapporti permanenti  tra lo Stato, le Regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, che al momento non è stato ancora emanato ed aggiunge, altresì,  che fino alla data di entrata in vigore di tale decreto la verifica debba essere eseguita attraverso l’acquisizione del certificato di iscrizione alla camera di commercio, industria e artigianato delle imprese appaltatrici o dei lavoratori autonomi e l’acquisizione dell'autocertificazione da parte di questi del possesso dei requisiti di idoneità tecnico professionale, ai sensi dell'articolo 47 del testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di documentazione amministrativa di cui al D. P. R. 28/12/2000 n. 445. Per quanto riguarda, invece, le imprese o i lavoratori autonomi operanti nei cantieri temporanei o mobili la verifica della loro idoneità tecnico-professionale, che è a carico del committente o del responsabile dei lavori, è stata disposta dallo stesso D. Lgs. n. 81/2008  con l’art. 90 comma 9 lettera a) secondo il quale la verifica medesima deve essere fatta con le modalità di cui all’allegato XVII il quale cita, fra i documenti da esibire, il documento unico di regolarità contributiva (DURC) al comma 1 lettera i) per quanto riguarda le imprese ed al comma 2 lettera e) per quanto riguarda i lavoratori autonomi.
E’ presumibile che il citato Decreto, che dovrà stabilire le modalità di verifica di tutte le imprese o lavoratori autonomi che operino fuori dei cantieri temporanei o mobili, imporrà anche a queste, non fosse altro che per creare una uniformità per tutte le attività imprenditoriali, la esibizione al committente del DURC. Nelle more il consiglio che si può dare al datore di lavoro committente che affidi dei lavori, dei servizi o delle forniture a ditte appaltatrici o a lavoratori autonomi è quello che controlli comunque la loro regolarità contributiva tenendo presente che sussiste sempre una responsabilità solidale del committente con le ditte appaltatrici per quanto riguarda il mancato pagamento dei contributi obbligatori ed inoltre che, secondo quanto indicato nel comma 4 dello stesso articolo 26 del D. Lgs. n. 81/2008, l’imprenditore committente risponde in solido con l’appaltatore per tutti i danni per i quali il lavoratore non risulti eventualmente indennizzato  ad opera dell’istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (INAIL).

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LA FORMAZIONE DEI DATORI DI LAVORO IN MATERIA DI PRIMO SOCCORSO DOPO L’ENTRATA IN VIGORE DEL D.LGS. N. 106/2009 CORRETTIVO DEL D.LGS. N. 81/2008
 
Il D. Lgs. N. 106/2009 ha chiarito che i datori di lavoro non possono svolgere direttamente i compiti di primo soccorso, di prevenzione incendi e di evacuazione, così come stabilito al 6° comma dell’art. 36 del D.Lgs 81/2008.
Il legislatore si è reso conto che tutti e tre questi incarichi in aziende di grosse dimensioni è impossibile che possano essere assunti da un'unica persona. Pertanto, ha limitato tale facoltà soltanto ai datori di lavoro titolari di aziende che occupano fino a 5 lavoratori. 
I compiti di primo soccorso, di prevenzione incendi e di evacuazione devono essere considerati indipendenti l’uno dall’altro, attribuendo a ciascun compito la giusta importanza che in un corretto sistema di prevenzione devono avere.
Considerando la nuova normativa in sintesi avremo:
-aziende fino a 5 lavoratori nelle quali i datori di lavoro potranno svolgere tutti e tre i compiti oppure affidarli a terzi oppure scegliere di svolgete solo uno e gli altri affidarli a personale adeguatamente formato;
-aziende con più di 5 lavoratori, fino a 30 lavoratori per le attività industriali ed artigiane, agricole e zootecniche, fino a 20 lavoratori per le aziende della pesca e fino a 200 per le altre aziende per i quali il datore di lavoro non potrà svolgere nessuno dei tre incarichi;
-aziende che si trovano al di sopra dei limiti indicati nell’allegato II del D.Lgs. n. 81/2008 per i quali il datore di lavoro non potrà svolgere nessuno dei tre compiti.
Il datore di lavoro prima di svolgere qualsiasi dei tre compiti sarà tenuto a frequentare i corrispondenti corsi di formazione e di aggiornamento previsti dalla normativa.
 
 
 
 
Inoltre, è opportuno evidenziare che la frequenza di tali corsi non è una facoltà in quanto il legislatore, per quanto riguarda la formazione dei datori di lavoro ricorre nei commi 2 e 2 bis dell’art. 34 alle espressioni “deve frequentare” e nel comma 3 per quanto riguarda i corsi di aggiornamento l’espressione “è tenuto a frequentare”.  
 
IL GIORNALE DI SAVA 30 NOVEMBRE 2009

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L’ISPEZIONE IN MATERIA DI LAVORO E LA CONCILIAZIONE DELLE CONTROVERSIE INDIVIDUALI
 
La procedura conciliativa è uno strumento di risoluzione extragiudiziale delle controversie basate sull’adesione volontaria delle parti che cercano di raggiungere un accordo bonario.
L’istituto è, essenzialmente, finalizzato a deflazionare il carico di lavoro delle Direzioni Provinciali del Lavoro per poter, per così dire “liberare” risorse umane da destinare alla rapida risoluzione delle pretese avanzate nelle richieste di intervento più complesse o per predisporre visite ispettive di iniziativa programmata verso settori sensibili quali, ad esempio, l’edilizia.
La “condicio sine qua non” per avviare il tentativo di conciliazione è la mancanza di qualsiasi accertamento di ipotesi di violazione da parte dell’organo di vigilanza, in quanto ciò determinerebbe la necessità di dover procedere in via ordinaria.
In pratica, per aversi il tentativo di conciliazione non vi deve essere alcuna prova certa circa inadempimenti del datore di lavoro nei confronti del lavoratore, in quanto ciò comporterebbe da parte della Direzione Provinciale del Lavoro, la formulazione di un verbale di illecito amministrativo con la richiesta delle relative sanzioni di legge.
L’eventuale accordo, che non potrà avvenire su una dimensione diversa dal rapporto di lavoro intercorso tra le parti, porta all’archiviazione della richiesta di intervento, previo verifica del pagamento dei relativi contributi assicurativi e previdenziali.
Numerosi sono i vantaggi di un accordo conciliativo per le parti in causa.
 
 
Per il datore di lavoro, quello di potersi “mettere in regola”, pur tardivamente, con oneri meno gravosi, e vedersi così estinguere il procedimento ispettivo in atto da parte dell’organo di vigilanza. In pratica, con il riconoscimento delle inadempienze sui diritti patrimoniali in capo al lavoratore, il datore di lavoro dovrà versare esclusivamente le somme retributivee contributive concordate senza alcun pagamento di sanzioni amministrative.
Per il lavoratore, quello di trovarsi immediatamente riconosciuta la sussistenza di un rapporto di lavoro (in caso di rapporto totalmente irregolare) con la relativa corresponsione della retribuzione e la coessenziale regolarizzazione assicurativa e previdenziale, senza doversi assoggettare alle lungaggini processuali e senza alcuna spesa a suo carico.
Per la stessa pubblica amministrazione che può concentrare il personale ispettivo verso richieste di intervento o visite di iniziative più complesse consentendo un più pregnante controllo del territorio.
 
  
 
 

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COSA CAMBIA IN TEMA DI SICUREZZA CON LE NUMEROSE MODIFICHE CHE IL DECRETO CORRETTIVO (DLGS 106/2009) HA APPORTATO AL TESTO UNICO ?
 
Il Dlgs 106/2009 ha portato un riordino ad ampio raggio della normativa in materia di salute e sicurezza sul lavoro.
Tra le innovazioni di maggior rilievo emergono:
-maggiori responsabilità per i datori di lavoro e i dirigenti nell’ambito della vigilanza sui soggetti impegnati nella prevenzione (preposti, lavoratori, fornitori, ecc.) e in relazione a una serie di comunicazioni verso i lavoratori, gli organismi sindacali e le strutture sanitarie;
-la sospensione dell’attività imprenditoriale per gravi e reiterate violazioni e in caso di occupazione di lavoratori irregolari per oltre il 20%;
-la proroga al 1° agosto 2010 dell’obbligo di valutazione dei rischi da stress di lavoro correlato;
-sanzioni, in generale, più “soft”.
Volendo trovare un denominatore comune alle nuove norme – entrate in vigore lo scorso 20 agosto – si può dire che diventano più stringenti gli obblighi per i “vertici “ dell’impresa, aumentano le misure di prevenzione, mentre il sistema sanzionatorio si ammorbidisce.
 
 
 

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Sulla sicurezza scatta il favor rei
Per le vecchie violazioni in materia di sicurezza sul lavoro, con verbali ancora aperti, si applica il principio del favor rei, poiché il decreto legislativo 106/2009, il correttivo del Testo unico varato lo scorso anno, stabilisce sanzioni, in generale, più contenute. Il decreto 106, infatti, è stato pubblicato sulla «Gazzetta Ufficiale» 180 del 5 agosto, supplemento ordinario 142 (si veda «Il Sole 24 Ore» di ieri) ed è entrato in vigore il 20 agosto 2009.

Il principio del favor rei si applica anche per le violazioni commesse prima del 20 agosto e contestate dopo tale data, per le quali non sia intervenuto un provvedimento definitivo. Analogo principio è applicato per la procedura relativa alla definizione delle contravvenzioni punite con la sola pena dell'arresto (articolo 302 del Testo unico). Per cui dal 20 agosto, anche per i procedimenti in corso è applicata la pena pecuniaria sostitutiva non inferiore a 2mila euro (era prevista da 8 a 24mila euro).

In base al decreto 106 sarà ora possibile applicare al contravventore la procedura della prescrizione obbligatoria anche per i reati puniti con la sola ammenda. Ciò vuol dire che, in caso di adempimento, il contravventore pagherà un quarto della sanzione massima anziché un terzo. Uno sconto è stato altresì previsto in caso di violazioni con applicazione di sanzioni amministrative. È ora stabilito, in caso di adempimento, il pagamento di una sanzione pari all'importo minimo della pena edittale anziché un terzo del massimo.

Il decreto correttivo 106 interviene poi su una serie di punti che sono stati oggetto, in questi mesi, di dibattito per la formulazione contenuta nel Testo unico del 2008. Tra questi, anche la valutazione del rischio con riguardo allo stress lavoro-correlato. L'obbligo (la scadenza era fissata al 16 maggio) è stato introdotto dall'articolo 28, comma 1 del Testo unico che recepisce i contenuti dell'Accordo Ue dell'8 ottobre 2004: ora si stabilisce che entro il 31 dicembre 2009 dovranno essere emanate le linee guida.

Un altro rinvio riguarda le comunicazioni a Inail o Ipsema in materia di infortuni sul lavoro, a fini informativi e statistici (prognosi da uno a tre giorni) e assistenziali (prognosi oltre tre giorni), che dovranno avvenire, solo online, entro 48 ore dalla data di ricevimento del certificato medico. L'obbligo riguardante gli infortuni con oltre tre giorni di prognosi già viene adempiuto dai datori di lavoro (articolo 53 del Dpr 1124/1965); viene stabilita, invece, la proroga per le comunicazioni relative agli infortuni da uno a tre giorni. L'obbligo scatterà quando verrà abolito il registro infortuni, per cui si attende un decreto.


Dal 20 agosto è caduto il divieto delle visite mediche preassuntive, per verificare l'idoneità del lavoratore alla mansione. Le visite, su scelta del datore di lavoro, possono essere effettuate dal medico competente o dal dipartimento di prevenzione della Asl.

Le correzioni
La data
Il decreto correttivo risolve il problema della "data certa" per la delega delle funzioni e il documento della sicurezza. Nel primo caso alla data posta sulla delega non è richiesta altra formalità oltre la firma del delegante; nel secondo caso la data potrà essere quella della sottoscrizione del documento da parte del medesimo datore di lavoro, del responsabile del servizio di prevenzione e protezione, del rappresentante dei lavoratori per la sicurezza e, ove previsto, del medico competente

Semplificazione
Tra le novità spicca, in caso di costituzione di una nuova impresa, la valutazione dei rischi e l'elaborazione del documento da parte del datore di lavoro entro 90 gioni

La formazione
Il decreto correttivo stabilisce che il datore di lavoro deve provvedere a una adeguata e specifica formazione e a un aggiornamento periodico in relazione ai compiti in materia di salute e sicurezza del lavoro, non soltanto nei confronti dei preposti, ma anche dei dirigenti. Tale formazione potrà essere effettuata anche presso gli organismi paritetici o le scuole edili, ove esistenti, o presso le associazioni sindacali dei datori di lavoro o dei lavoratori. La formazione dei lavoratori e dei rappresentanti sarà registrata sul libretto formativo del cittadino, solo se concretamente disponibile
Per avere ulteriori informazioni sui corsi in materia di sicurezza sul lavoro visita il Ns. sito : www.mdservicesrl.com
IL GIORNALE DI SAVA IL 15 OTTOBRE 2009

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Formazione – Informazione – Addestramento
Obblighi e sanzioni
 
Il D.Lgs. 81/2008 c.d. “Testo unico per la sicurezza”, ha introdotto alcune novità nel settore della sicurezza nei luoghi di lavoro; tra quelle che produrranno un maggior “impatto” sulle imprese c’è, senza dubbio, il forte rilancio della formazione professionale, anche mediante l’inasprimento delle sanzioni in caso di inosservanza o inadempienza.
 
La formazione professionale è unanimemente riconosciuta come uno degli strumenti più efficaci per migliorare il livello di sicurezza nei luoghi di lavoro. Tuttavia, non sempre le aziende - “spontaneamente” - si attivano in tal senso.
 
Il nuovo Testo unico ha meglio chiarito che la formazione professionale si attua mediante un percorso articolato che prevede tre diverse fasi di pari importanza: la formazione, l’informazione, l’addestramento.
 
Dove si deve intendere per formazione: “un processo educativo attraverso il quale trasferire ai lavoratori, ed agli altri soggetti del sistema di prevenzione e protezione aziendale, conoscenze e procedure utili alla acquisizione di competenze per lo svolgimento in sicurezza dei rispettivi compiti in azienda e alla identificazione, alla riduzione e alla gestione dei rischi”.
 
Per informazione: “quel complesso delle attività dirette a fornire conoscenze utili alla identificazione, alla riduzione e alla gestione dei rischi in ambiente di lavoro”.
Ed infine per addestramento: “il complesso delle attività dirette a fare apprendere ai lavoratori l’uso corretto di attrezzature, macchine, impianti, sostanze, dispositivi, anche di protezione individuale, e le procedure di lavoro”.
 
La formazione, in particolare, è fatta rientrare nel “Modello di organizzazione e di gestione” ( art 30) di cui di cui ciascuna azienda si deve dotare per la definizione e l’attuazione di una politica aziendale per la salute e sicurezza, ai sensi dell’articolo 6, comma 1, lettera a), del decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231, idoneo a prevenire i reati di cui agli articoli 589 e 590, terzo comma, del codice penale, commessi con violazione delle norme antinfortunistiche e sulla tutela della salute sul lavoro.”
 
Secondo le disposizioni contenute nel D.Lgs.81/08, la formazione deve essere erogata ai:
  • Responsabili del Servizio Prevenzione e Protezione (RSPP)
  • Datori di lavoro che svolgono direttamente compiti di Prevenzione e Protezione
  • Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza (RLS)
  • Addetti al primo soccorso
  • Addetti all’emergenza
  • Preposti
  • Lavoratori
  • Lavoratori addetti ai lavori in quota
  • Lavoratori addetti alla conduzione di carrelli, gru e piattaforme aeree
  • Lavoratori immigrati.
  • Coordinatori per la progettazione e per l’esecuzione nei cantieri temporanei o mobili.
 
Per ciascuna figura sono previste le durate dei corsi, i contenuti dei programmi e, novità del nuovo decreto, l’obbligo di aggiornamento negli anni successivi e l’istituzione del libretto formativo del cittadino su cui annotare la formazione svolta.
 
Gli obblighi di formazione, informazione ed addestramento pendono in capo al datore di lavoro che ne risponde penalmente. Le sanzioni a suo danno, infatti, prevedono l’arresto da due a quattro mesi o ammenda da 1.200 a 5,200 € e, nei casi più gravi, il provvedimento di sospensione dell’attività imprenditoriale.
Un'altra importante novità è l’introduzione di sanzioni penali a carico di quei preposti o lavoratori che contravvengono all’obbligo di sottoporsi alla formazione predisposta dal datore di lavoro.
 
 
La M.D. Service s.r.l. fornisce una completa consulenza nel campo della Salute e Sicurezza sul Lavoro, e, tra l’altro, organizza corsi di formazione professionale, avvalendosi di docenti qualificati provenienti sia da organismi istituzionali che dal mondo del lavoro e delle professioni con rilascio di idonea attestazione previa verifica dell’apprendimento.
E’ possibile consultare il sito della M.D. Service  www.mdservicesrl.com per raccogliere notizie sui programmi e le modalità di iscrizione.
 

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Nuove modalità di comunicazione nominativo R.L.S.
 
 L'INAIL con la circolare n. 43 del 25 agosto u.s. ha fornito le attese indicazioni circa la comunicazione del nominativo del Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza.
L'art 13, lettera f) ex D.lgs 106 del 5 agosto 2006, ha modificato la lettera aa) dell'art.18 del D.lgs 81/2008. Le novità di maggior rilievo contenute nella citata circolare possono essere così esemplificate:
la comunicazione del nominativo degli R.L.S. non deve essere più effettuata con cadenza annuale ma solo in caso di nuova nomina o designazione.
Coloro i quali hanno già ottemperato all'obbligo, sulla scorta delle prime indicazioni fornite dall'INAIL, non devono effettuare alcuna comunicazione suppletiva, tranne nel caso in cui siano intervenute variazioni circa la nomina dello stesso Rappresentante nel periodo dal 1°gennaio 2009.
Chi non ha effettuato alcuna comunicazione, dovrà inviare il nominativo seguendo le istruzioni imparite dallo stesso Istituto.
Come più volte sottolineato dallo scrivente Ufficio la nomina del R.L.S. non è obbligatoria ma rappresenta una mera facoltà dei lavoratori. Lo stesso INAIL, nella richiamata circolare, si preoccupa di sottolineare come il datore di lavoro non debba avere alcun titolo decisionale a riguardo e non debba ingerire in alcuna forma o modo per non violare la libertà delle organizzazioni sindacali previste dalla legge 300 del 1970.
 
Vi ricordiamo quanto previsto secondo la legge in materia di formazione del RLS
 ART. 37 D. lgs. 81-08 agg.to 106/09 
Comma 10. Il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza ha diritto ad una formazione particolare in materia di salute e sicurezza concernente i rischi specifici esistenti negli ambiti in cui esercita la propria rappresentanza, tale da assicurargli adeguate competenze sulle principali tecniche di controllo e prevenzione dei rischi stessi.
(Arresto da due a quattro mesi o ammenda da 1.200 a 5.200 euro il datore di lavoro - dirigente)
 
Comma 11. Le modalità, la durata e i contenuti specifici della formazione del rappresentante dei lavoratori per la sicurezza sono stabiliti in sede di contrattazione collettiva nazionale, nel rispetto dei seguenti contenuti minimi: a) principi giuridici comunitari e nazionali; b) legislazione generale e speciale in materia di salute e sicurezza sul lavoro; c) principali soggetti coinvolti e i relativi obblighi; d) definizione e individuazione dei fattori di rischio; e) valutazione dei rischi; f) individuazione delle misure tecniche, organizzative e procedurali di prevenzione e protezione; g) aspetti normativi dell’attività di rappresentanza dei lavoratori; h) nozioni di tecnica della comunicazione. La durata minima dei corsi è di 32 ore iniziali, di cui 12 sui rischi specifici presenti in azienda e le conseguenti misure di prevenzione e protezione adottate, con verifica di apprendimento. La contrattazione collettiva nazionale disciplina le modalità dell’obbligo di aggiornamento periodico, la cui durata non può essere inferiore a 4 ore annue per le imprese che occupano dai 15 ai 50 lavoratori e a 8 ore annue per le imprese che occupano più di 50 lavoratori.
 
Comma 12. La formazione dei lavoratori e quella dei loro rappresentanti deve avvenire, in collaborazione con gli organismi paritetici, ove presenti nel settore e nel territorio in cui si svolge l’attività del datore di lavoro, durante l’orario di lavoro e non può comportare oneri economici a carico dei lavoratori.
 
13. Il contenuto della formazione deve essere facilmente comprensibile per i lavoratori e deve consentire loro di acquisire le conoscenze e competenze necessarie in materia di salute e sicurezza sul lavoro. Ove la formazione riguardi lavoratori immigrati, essa avviene previa verifica della comprensione e conoscenza della lingua veicolare utilizzata nel percorso formativo.
Vi precisiamo che la ns. società di consulenza e formazione sicurezza sul lavoro ha programmato le attività formative per tutti i corsi obbligatori previsti dal D. lgs. 81-08 Testo Unico( Corso di formazione per: datore di lavoro responsabile del servizio di prevenzione e protezione, Addetto Primo soccorso, Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza, Addetto antincendio, Addetti montaggio ponteggi, carrellisti, ecc.). I corsi sono tenuti in collaborazione con Associazione Datoriale riconosciuta come soggetto formatore, A.I.R.T – CLAAI PUGLIA. Potete prenotare il corso di Vs. interesse a mezzo sito aziendale: www.mdservicesrl.com .

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DOCUMENTO DI VALUTAZIONE   DEL RISCHIO
Quando sussiste l’obbligo di aggiornamento
 
L’art. 29 del D.Lgs.81/2008, così come aggiornato dall’art.19 del  D.Lgs. 03.08.09 n.106 (così detto “Decreto correttivo) ha ampliato, rispetto a quanto precedentemente previsto dal D.Lgs 626/1994, le situazioni dalle quali scaturisce l’obbligo di rielaborare immediatamente il Documento di valutazione del rischio (DVR): ciò avviene “in occasione di modifiche del processo produttivo o dell’organizzazione del lavoro significative ai fini della sicurezza e della salute dei lavoratori, o in relazione al grado di evoluzione della tecnica, della prevenzione o della protezione o a seguito di infortuni significativi o quando i risultati della sorveglianza sanitaria ne evidenzino la necessità”.
L’obbligo dell’aggiornamento spetta sempre al datore di lavoro, anche in quelle ipotesi non riconducibili direttamente a quest’ultimo, ma derivanti da fattori esterni all’azienda. Il DVR deve essere rielaborato nel termine di 30 giorni da quando dette modifiche sono avvenute.
Modifiche del processo produttivo o dell’organizzazione del lavoro. Si riferiscono, ovviamente, alla singola azienda, e consistono nell’introduzione di nuove attrezzature di lavoro, nuovi impianti, nuove tecnologie, nuove sostanze o una diversa organizzazione del lavoro, ovvero modifiche che incidano in maniera significativa sulle condizioni di sicurezza del lavoro.E’ da osservare che l’aggiornamento del DVR, sebbene obbligatoria, non sempre comporta la necessità di adottare nuove misure di sicurezza. Al contrario, la nuova situazione potrebbe aver eliminato criticità precedentemente presenti.
Evoluzione della tecnica, della prevenzione e protezione. L’obbligo dell’adeguamento scaturisce dalla emanazione di Direttive europee, che introducono requisiti di sicurezza più restrittivi, resi possibili dall’evoluzione tecnologica. Si tratta, in buona sostanza, di verificare se le condizioni aziendali sono conformi alle nuove direttive. Un esempio significativo è rappresentato dal D.Lgs. 81/2008. Le aziende che hanno effettuato la valutazione dei rischi ai sensi del D.Lgs. 626/1994 dovranno verificare se il DVR risponde a quanto disposto dal nuovo decreto.
Infortuni significativi - risultati della sorveglianza sanitaria. Tali ipotesi, che sono una novità introdotta dal D.Lgs.81/08, sono state accorpate perché entrambe scaturisco dall’analisi della situazione aziendale. Gli infortuni dovrebbero essere analizzati per indagare se le cause e le condotte evidenziano carenze nelle misure precedentemente disposte.
La sorveglianza sanitaria, invece, costituisce un osservatorio privilegiato perché può correlate lo stato di salute dei lavoratori ai luoghi di lavoro e alle condizioni operative. Ad esempio, se dagli esami audiometrici effettuati sul personale si dovesse prospettare un abbassamento del livello uditivo di molti lavoratori, ne deve scaturire una verifica dei livelli di rumore presenti in azienda e delle misure di prevenzione e protezione adottate.
Conclusione La valutazione dei rischi è un processo dinamico che, pertanto, necessita di un continuo aggiornamento.La riunione annuale tra il Datore di lavoro, il Responsabile del servizio prevenzione e protezione, il Medico competente e il Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza, nella quale si analizzano i consuntivi degli infortuni occorsi e dello stato di salute dei lavoratori, nonché le segnalazioni di eventuali problematiche emerse, è l’occasione più adatta per stabilire e programmare l’aggiornamento del documento aziendale di valutazione dei rischi in modo da apportare le modifiche utili a migliorare il livello di sicurezza e salute del personale.
 
Tratto dal SITO:
 

Articolo Giornale di Sava del 15 agosto 2009

RLS : alcuni vostri dubbi. Qualche certezza.
 
Il 16 agosto 2009 scade il termine per la comunicazione all’INAIL del nominativo del RLS Aziendale
 
Quando sussiste l’obbligo della comunicazione?
L’art 18, comma 1 lettera aa D.Lgs.81/08 ha stabilito l’obbligo di comunicare annualmente all’INAIL il nome del Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza (RLS) Entro il 16 agosto 2009 va comunicato il nome del RLS in carica a dicembre 2008. Nel caso in cui, a quella data non era stato eletto (dai lavoratori) o nominato (dal RSU aziendale) perché tutti i lavoratori, formalmente, si erano dichiarati indisponibili a ricoprire tale ruolo, non sussiste obbligo della comunicazione del nominativo del RLS.
Come si effettua la comunicazione?
La segnalazione all’INAIL va effettuata tramite un’apposita procedura on-line accessibile dal sito INAIL. L’uso di questa modalità informatica è obbligatoria anche per coloro che avevano precedentemente inviato la comunicazione tramite posta o fax .
La mancata comunicazione comporta sanzioni?
Nel caso di omessa comunicazione, il datore di lavoro nella cui azienda al 31 dicembre 2008 era presente il RLS, è soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria di 500 €.
Se, invece, non è presente l’RLS, non sussistendo alcun obbligo di comunicazione, non sono previste sanzioni.
Cosa comporta la mancata elezione dell’RLS?
Se in un’ azienda non è presente il proprio RLS il ruolo sarà ricoperto dal Rappresentante dei lavoratori territoriale (RLST)
In questo caso vi sono oneri a carico dell’azienda?
L’azienda è tenuta a versare al fondo di solidarietà, istituito presso l’INAIL, un contributo pari al costo di 2 ore lavorative annue per ciascun lavoratore.
Quali sono gli obblighi del datore di lavoro in materia di formazione del RLS?
Il RLS deve frequentare un corso di formazione della durata di 32 ore. Con il D.Lgs.81/08 è stato inoltre introdotto l’obbligo dell’aggiornamento di 4 ore/anno per aziende che occupano da 15 a 50 dipendenti, di 8 ore/anno per le aziende con più di 50 dipendenti.
Cosa comporta la mancata formazione?
Il datore di lavoro è punito con l’arresto da 4 ad 8 mesi o con l’ammenda da 2.000 a 4.000€
Come opera la figura del RLST?
La figura del RLST opera nei confronti delle aziende del territorio o del comparto produttivo esercitando le funzioni del RLS; ha pertanto diritto di accesso ai luoghi di lavoro delle aziende rappresentate per esplicare la propria attività e per garantire le condizioni di igiene e sicurezza..
 

Articolo Giornale di Sava del 15 luglio 2009

DUE O PIU’ LAVORATORI AUTONOMI CHE OPERANO IN SIMULTANEA PER L’ESECUZIONE DI UNA STESSA OPERA POSSONO ESSSERE EQUIPARATI AD UNA SOCIETA’ DI FATTO?
 
 
 Le società di fatto sono un caso particolare di non chiara interpretazione della legge che crea problematiche operative per i lavoratori autonomi addetti nei cantieri temporanei e mobili.
I soci di fatto sono citati nella definizione di “lavoratore” nell’art. 2, D.Lgs. n. 81/2008 che recita”Al lavoratore così definito è equiparato: il socio lavoratore di cooperativa o di società, anche di fatto, che presta la sua attività per conto delle società e dell’ente stesso.”
Gli organi di vigilanza, durante lo svolgimento della loro attività di vigilanza, sia in cantiere che in altri ambiti lavorativi, se individuano due o più lavoratori autonomi impegnati nell’esecuzione di una stessa opera o servizio, li equiparano a una società di fatto, richiedendo l’adempimento delle stesse norme di sicurezza proprie dei soci delle società tradizionali ( la valutazione dei rischi e i documenti correlati, l’elaborazione del Piano Operativo di Sicurezza, la redazione del PIMUS per il montaggio, l’uso e lo smontaggio dei ponteggi metallici fissi, la redazione e l’effettuazione
 
dell’analisi dei rischi speciali come per i rischi fisici rumore e vibrazione tipici del settore edile) .  
Con la definizione “anche di fatto” contenuta nell’art. 2 D.Lgs. n. 81/2008, nel quale è definito il lavoratore, il legislatore sembra far intendere che chi costituisce una forma organizzata e strutturata di società tra ditte individuali, non fiscalmente e giuridicamente registrata (come una S.r.L., una S.n.c., una S.a.s., una cooperative di servizi ecc.), ma operante a tutti gli effetti in modo autonomo e continuativo, costituisce società di fatto.
Questa tesi è stata pienamente condivisa da parte di alcuni organi di controllo, anche con positivi fondamenti e principi ispiratori tesi a una migliore regolamentazione dei mercati del lavoro e degli appalti di medio - piccole dimensioni. Permangono dubbi circa la continuità economica e organizzativa della società di fatto costituita tra ditte individuali.
L’organo di controllo in alcuni casi, in attesa di chiarimenti ministeriali o di sentenze orientative della giurisprudenza, ha considerato i lavoratori autonomi che operano assieme, in modo organizzato e specifico per l’esecuzione di un manufatto unico non suddivisibile in opere specialistiche ben distinte tra loro, una società di fatto. Per esempio se è presente in cantiere un lavoratore autonomo addetto alla posa dell’intonaco e un lavoratore autonomo addetto alla tinteggiatura non si è in presenza di una società di fatto; se, invece, per la posa degli intonaci si uniscono tra loro tre lavoratori autonomi, secondo la precedente interpretazione, costituiscono società di fatto e dovranno adempiere alle norme di sicurezza proprie dei soci delle società tradizionali.
 
 

Articolo Giornale di Sava del 30 giugno 2009

CHE COS'E' IL (Documento di Valutazione Rischio) DVR? 
Il Documento di Valutazione dei Rischi è un documento redatto dal datore di lavoro. Il datore di lavoro, per metterlo a punto, dovrà considerare tutti i rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori così come previsto dagli artt. 28 e 29 D.Lgs. 81/08. In particolare , dovrà tener conto dei rischi legati alle differenze di genere di età e alla provenienza da altri Paesi e, con decorrenza dell’obbligo a partire dal 16 maggio 2009, dovrà valutare i rischi da stress lavoro correlato ed elaborare un documento avente data certa (art.28 comma 1 D.Lgs. 81/08 in comb. Disp. Art. 32 D.L. 30 dicembre 2008 n. 207).
La valutazione dei rischi varia in base al numero dei lavoratori. 
Le aziende che occupano fino a 50 dipendenti e che non presentano particolari profili di rischio potranno eseguire una procedura standardizzata, che deve essere stabilita da un decreto interministeriale.
Nell’attesa, per le aziende fino a 10 dipendenti sufficiente l’autocertificazione e per le aziende fino a 50 dipendenti si applicano le regole ordinarie di cui all’art. 29 del Testo Unico.
Nella relazione di accompagnamento al Testo Unico si chiarisce che “si è scelto di dedicare un specifica Sezione (la n. II) nell’ambito del Titolo I alla regolamentazione della valutazione dei rischi, adempimento di assoluta centralità per garantire l’effettività delle tutele in ogni ambiente di lavoro.
L’art. 28, pertanto impone, al comma 1, al datore di lavoro di considerare “tutti i rischi” per la salute e la sicurezza dei lavoratori, compresi quelli collegati allo stress da lavoro, alle differenze di genere, all’età, alla provenienza da altri paesi.
Gli esiti di detta valutazione confluiscono nel documento di valutazione dei rischi nel quale è contenuta l’eventuale individuazione delle mansioni che espongono i lavoratori a rischi specifici. Tale ultima previsione si impone in virtù della considerazione che talune lavorazioni particolarmente pericolose non possono essere affrontate se non da prestatori di lavoro esperti ed inseriti stabilmente nell’ambiente di lavoro.”
In sintesi il documento di valutazione dei rischi deve svolgere le seguenti funzioni e rappresentare:
-uno strumento di pianificazione della prevenzione;
-un mezzo per favorire l’interazione tra i soggetti incaricati dell’attività di prevenzione e le funzioni aziendali;
-un mezzo per l’esplicitazione, da parte del datore di lavoro nei confronti degli organi di vigilanza, delle misure di prevenzione adottate e/o previste per l’azienda in relazione ai rischi individuati.
 
 

Articolo Giornale di Sava del 31 maggio 2009

Una Rubrica dedicata alla sicurezza sul Lavoro
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